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Stress lavoro correlato ed ergonomia: un legame sottovalutato

La psicologia del lavoro e delle organizzazioni ci dice chiaramente che ergonomia e stress sono strettamente collegati.

Quando ci si riferisce allo stress lavoro-correlato, l’immaginario comune fa riferimento a scenari come scadenze impossibili, dozzine di e-mail che arrivano a raffica o richieste da parte dei superiori incompatibili con il tempo a disposizione.

Raramente invece ci si ferma a riflettere su quanto siano dei fattori di rischio anche gli aspetti ambientali ed ergonomici del posto di lavoro.

Eppure, la psicologia del lavoro e delle organizzazioni ci dice chiaramente che ergonomia e stress sono strettamente collegati.

stress lavoro correlato su una scrivania con la carta strappata

Non solo testa: lo stress nasce anche dal corpo

Per quanto sia diventato un tema di interesse in tempi recenti, lo stress lavoro-correlato non è un’invenzione moderna. Lo stress – in termini più generali – è la naturale reazione di adattamento del nostro organismo a fattori ritenuti come una minaccia, che siano essi di tipo sociale, ambientale o fisiologico. Se il meccanismo di adattamento è positivo, si parla di eustress, se il meccanismo è negativo, si parla di distress.


Una condizione di stress mantenuta nel tempo può manifestarsi con sintomi fisici, come mal di testa, tensione muscolare, disturbi del sonno e gastrointestinali, e psicologici, quali ansia, irritabilità e difficoltà di concentrazione. A lungo termine, può influire in termini patologici sulla salute, aumentando il rischio di problemi cardiaci, indebolendo il sistema immunitario e contribuendo allo sviluppo di disturbi mentali, quali la depressione.


In termini generali, c’è un equivoco diffuso: pensiamo che riguardi solo la testa. In realtà, il corpo gioca un ruolo enorme.


Immagina di lavorare per ore su una sedia scomoda, con le spalle incurvate verso un monitor troppo basso; oppure di dover eseguire un ciclo di lavoro in linea identico a sé stesso ogni 20 secondi. Il tipo di affaticamento percepito non è solamente fisico, ma diventa frustrazione, calo della concentrazione, senso di impotenza. In altre parole: stress.

Ergonomia: la scienza della comodità

Il termine “ergonomia”, pur essendo utilizzato impropriamente e spesso come sinonimo di “comodo”, non significa solo quello. L’ergonomia è la scienza che progetta il lavoro adattandolo alla persona, per evitare che sia la persona a doversi adattare al lavoro. Un ambiente ergonomico riduce lo sforzo inutile, previene l’affaticamento e, cosa meno intuitiva, alleggerisce anche il carico mentale.

Quando parliamo di ergonomia – peraltro – non parliamo solamente di ergonomia fisica, ma parliamo anche di ergonomia cognitiva, ovvero la disciplina che ad esempio concorre alla creazione e progettazione di software, app e siti web, e di ergonomia organizzativa.

Se la tua postazione è ben organizzata, non devi sprecare energia per adattartici ogni giorno. Questo libera risorse cognitive ed emotive, che puoi dedicare al lavoro vero e proprio.

Il circolo vizioso fatica-stress

Il legame tra corpo e mente è chiaro all’umanità dall’alba dei tempi. Mens sana in corpore sano, si diceva a Roma due millenni fa. Quando il corpo soffre, anche la mente si affatica. E quando la mente è sotto pressione, il corpo diventa più vulnerabile. È un circolo vizioso: lo stress amplifica la percezione dell’affaticamento, e l’affaticamento alimenta lo stress.

Ecco perché lavorare in ambienti non ergonomici porta a una doppia conseguenza: da un lato più disturbi muscoloscheletrici, dall’altro un aumento di ansia, irritabilità e calo di motivazione.

Alcuni esempi di fattori di rischio di tipo ergonomico che influenzano lo stress lavoro-correlato sono le posture di lavoro statiche prolungate (i.e. stare seduti a lungo senza pause), ambienti di lavoro rumorosi (il rumore continuo aumenta la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress), ambienti con un’illuminazione scorretta (i.e. lavorare in un ufficio con illuminazione insufficiente), lavorare con attrezzature obsolete o con software macchinosi.

Come spezzare il circolo vizioso

La buona notizia è che migliorare l’ergonomia non serve solo a prevenire l’affaticamento ed i dolori fisici, ma diventa una vera e propria strategia di benessere psicologico. Alcune azioni semplici possono fare la differenza:

  • alternare posture e inserire pause nelle attività di lavoro ripetitive;
  • curare l’illuminazione naturale e la qualità dell’aria;
  • fornire strumenti facili da usare e adeguati al compito e alle capacità dei lavoratori, come ad esempio fornire un utensile di lavoro più leggero se l’operatore è di statura minuta e corporatura esile;
  • favorire la possibilità di organizzare e personalizzare la propria postazione, come ad esempio banchi di lavoro o scrivanie regolabili in altezza.


E non dimentichiamo un aspetto spesso trascurato: l’ergonomia organizzativa. Anche la distribuzione dei carichi di lavoro, la chiarezza dei ruoli e delle istruzioni, nonchè la possibilità di conciliare vita privata e professionale fanno parte di un ambiente salubre per la mente.

In conclusione

Stress e ergonomia non sono mondi separati: convivono e si influenzano a vicenda. Trascurare l’aspetto fisico del lavoro significa lasciare campo libero a uno stress che, a lungo andare, diventa insostenibile.

Prendersi cura dell’ergonomia, invece, non è solo una questione di prevenzione: è un investimento sul benessere globale delle persone, e quindi sulla qualità del lavoro.

Se hai bisogno di una valutazione del rischio da stress lavoro-correlato, contattaci!


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