L’ergonomia è, sempre di più, uno dei pilastri fondamentali della gestione della salute e sicurezza sul lavoro: i report pubblicati da INAIL negli ultimi anni hanno evidenziato un aumento progressivo dell’incidenza e della prevalenza di malattie professionali a carico dell’apparato muscolo-scheletrico.
In quest’ottica, le valutazioni e la progettazione ergonomica del lavoro sono un punto cruciale, perché mirano ad adattare l’attività lavorativa alle caratteristiche psicofisiche della persona. In Italia, la valutazione ergonomica rientra tra gli obblighi stabiliti dal Decreto Legislativo 81/2008, il quale richiede l’applicazione di metodi specifici di valutazione ergonomica, tra cui gli standard tecnici della serie ISO 11228 e della serie EN 1005.
Oltre a verificare la conformità normativa, le valutazioni dettagliate ergonomiche servono a promuovere il benessere dei lavoratori e a migliorare la produttività.
Esistono inoltre degli strumenti di valutazione preliminare del rischio, le cosiddette valutazioni rapide ergonomiche, che sempre più spesso vengono utilizzate e che, talvolta, vengono applicate in maniera scorretta.
Valutazioni quantitative e qualitative e la differenza tra indicatore ed indice
Prima di addentrarci nell’ambito delle valutazioni rapide ergonomiche, è utile fare un passo indietro e comprendere la differenza tra valutazioni qualitative e quantitative. Questa distinzione non riguarda esclusivamente gli strumenti utilizzati, ma anche il livello di approfondimento dell’analisi e il tipo di informazioni che se ne ricavano.
Le valutazioni qualitative si basano generalmente sull’osservazione diretta. Richiedono una buona esperienza da parte dei valutatori, che devono padroneggiare bene le definizioni e saperle applicare al contesto. Lo scopo di una valutazione qualitativa è offrire una prima fotografia e consentire di individuare rapidamente la presenza di elementi di interesse (nel caso di una valutazione qualitativa del rischio, gli elementi di interesse sono i pericoli). Sono particolarmente utili nelle fasi iniziali del processo di valutazione o quando non sono facilmente reperibili dati numerici affidabili.
Le valutazioni quantitative, invece, si fondano su metodi di calcolo nella maggior parte standardizzati, che utilizzano come dati di ingresso dei parametri misurabili e dati oggettivi. Nella maggior parte dei casi, le valutazioni quantitative richiedono delle misure strumentali e ne sono degli esempi le misurazioni delle vibrazioni, del rumore o delle concentrazioni di sostanze inquinanti aerodisperse. Questo approccio consente, come evidente dal nome, di quantificare il livello di rischio.
In questo ambito è importante distinguere tra indicatore e indice:
- Un indicatore è un dato o parametro che segnala la presenza di un fattore di rischio o di un fenomeno. Ad esempio, l’utilizzo di una levigatrice orbitale è un indicatore di rischio, cioè segnala la presenza del pericolo delle vibrazioni;
- Un indice, invece, è un valore sintetico che rappresenta il valore misurato secondo una formula di calcolo o una scala di riferimento, con lo scopo di rappresentare in modo comparabile il fenomeno.
Nell’esempio della levigatrice, l’indice di rischio misura la quantità di vibrazioni in m/s2 e la reale esposizione dei lavoratori.
Questa distinzione è fondamentale per scegliere lo strumento più adatto alla fase di analisi. Non è necessariamente vero che l’analisi quantitativa sia migliore dell’analisi qualitativa, hanno semplicemente due scopi diversi. È altrettanto vero, d’altro canto, che un’analisi qualitativa non può essere sempre utilizzata in sostituzione di una quantitativa.
Le valutazioni rapide ergonomiche: la norma ISO TR 12295:2014
La norma ISO/TR 12295:2014 è un riferimento chiave per le cosiddette valutazioni rapide ergonomiche. Essa fornisce linee guida per decidere quando e come applicare le norme della serie ISO 11228 (movimentazione manuale dei carichi, traino e spinta, movimenti ripetitivi) e la ISO 11226 (posture statiche).
Lo scopo di questa norma è permettere un approccio qualitativo rapido e strutturato per determinare la necessità di procedere con una valutazione quantitativa approfondita. In pratica, la ISO TR 12295:2014 rappresenta uno strumento operativo per introdurre nei luoghi di lavoro un sistema di valutazione rapida ergonomica, che aiuta imprese di ogni dimensione ad individuare gli indicatori di rischio da sovraccarico biomeccanico.
È fondamentale sottolineare che le valutazioni rapide ergonomiche, se non applicate con consapevolezza, possono portare, ad esempio, a sottostimare o a non considerare correttamente il rischio da movimenti ripetuti degli arti superiori.
Cosa significa lavoro ripetitivo?
Nel linguaggio comune si tende ad associare il lavoro ripetitivo a compiti di lavoro caratterizzati da brevi cicli, quali ad esempio l’assemblaggio in catena di montaggio, l’imballo. Se da un lato è vero che questi sono a tutti gli effetti dei compiti di lavoro ripetitivi, dal punto di vista ergonomico e biomeccanico, la definizione non risulta esauriente e riguarda qualsiasi compito caratterizzato dal ripetersi frequente di movimenti e posture simili, anche in assenza di un vero e proprio ciclo di lavoro prestabilito.
Un’attività è quindi da considerarsi ripetitiva quando comporta il ricorso sistematico e continuativo agli stessi schemi motori, attivando gli stessi gruppi muscolari, coinvolgendo le stesse articolazioni con scarsa variabilità e tempi di recupero insufficienti. È importante distinguere tra:
- Lavori a ciclo definito, nei quali la ripetitività è caratterizzata da una sequenza di operazioni costante e ripetuta, con durata fissa (ad esempio ogni 30 secondi o ogni minuto).
- Lavori a ciclo variabile, che non presentano una ripetizione regolare del ciclo, ma in cui i gesti effettivi messi in atto restano molto simili tra loro.
Sotto determinate condizioni, come l’elevata frequenza delle azioni tecniche, presenza di vincoli posturali, applicazione di forza, durata prolungata dell’attività o tempi di recupero insufficienti, molte mansioni apparentemente non ripetitive devono essere classificate e valutate come ripetitive. È il caso, ad esempio, di operatori di laboratorio, prototipisti, parrucchieri e barbieri, magazzinieri e, talvolta, persino impiegati che digitano a lungo su tastiera.
La valutazione dettagliata: perché affidarsi agli specialisti?
Come spiegato, quindi non è sufficiente identificare correttamente l’indicatore di rischio, ma è necessario anche poterlo misurare e comparare. In altre parole, una volta effettuate le valutazioni rapide ergonomiche è importante sapere applicare in maniera corretta i passi successivi.
Quando la valutazione preliminare evidenzia la presenza di indicatori di rischio, è essenziale procedere con un’analisi dettagliata condotta da specialisti in ergonomia e/o ergonomi certificati.
Affidarsi agli specialisti garantisce che il processo di valutazione sia oggettivo, documentato e difendibile anche in sede di verifica ispettiva. Nondimeno, un ergonomo esperto non si limita al calcolo degli indici di rischio: propone azioni correttive, riprogetta le postazioni, propone le attrezzature più adatte o sa individuare misure organizzative in modo scientifico.
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Lunedì 23 febbraio 2026
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