Con il DL 159/2025 approvato lo scorso 31 ottobre, i mancati infortuni escono dall’ambito delle buone prassi e diventano un vero e proprio obbligo di registrazione e gestione per tutte le aziende con più di 15 dipendenti, con criteri che saranno precisati da specifiche linee guida ministeriali. Questo passaggio rende i near miss uno degli assi portanti del sistema di prevenzione aziendale, da trattare operativamente alla stregua degli infortuni reali.
Cosa sono i mancati infortuni?
Con il termine mancati infortuni (chiamati anche near miss o, meno frequentemente, quasi infortuni) si indicano eventi imprevisti correlati al lavoro che avrebbero potuto causare un danno, ma che, per circostanze favorevoli, generalmente casuali, non lo hanno fatto. In pratica, si tratta di incidenti che mettono in luce una o più criticità reali del processo, dell’ambiente o del comportamento e quindi possono (e devono) fungere da campanello di allarme.
La norma tecnica UNI ISO 45001:2018, inerente i requisiti e l’uso di sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro, definisce il near miss come evento non pianificato e incontrollato legato al lavoro che avrebbe potuto causare un danno ma non lo ha fatto per circostanze fortuite, rivelando però una criticità nel sistema di gestione della sicurezza. Questo inquadra i mancati infortuni non come episodi marginali, ma come indicatori precoci del rischio residuo, che devono essere gestiti nell’ottica del miglioramento continuo.
DL 159/2025: cosa cambia sul piano normativo?
Il DL 159/2025 stabilisce che le imprese con più di 15 dipendenti devono dotarsi di sistemi strutturati per l’identificazione, il tracciamento e l’analisi dei mancati infortuni. Per queste aziende è prevista anche la comunicazione periodica di dati aggregati sui near miss e sulle azioni correttive adottate, nell’ottica di gestione predittiva del rischio su cui si fonda la normativa in Italia ed in Europa.
Il decreto demanda a linee guida ministeriali la definizione delle modalità operative di identificazione e tracciamento dei mancati infortuni, rendendo la gestione degli stessi una prassi obbligatoria e non più rimessa alla discrezionalità del datore di lavoro.
Per certi versi, l’obbligo di segnalazione dei pericoli previsto per gli attori della sicurezza dal D.Lgs. 81/2008, poteva già essere ritenuto comprensivo del principio di registrazione dei near miss, che tuttavia non è mai stato specificamente formalizzato nelle modalità del DL 159/2025.
Perché trattarli come veri infortuni?
Come detto, ogni mancato infortunio evidenzia la presenza di una falla nella gestione del rischio, la presenza di difese inadeguate o anche solo parzialmente efficaci. È quindi fondamentale non rasserenarsi all’idea che l’esito dell’incidente non ha causato lesioni, poiché in sistema fondato sulla predizione del rischio, l’affidamento sistematico alla fortuna non è contemplato.
Gestire i near miss come se avessero cagionato lesioni significa analizzare cause profonde, coinvolgere RSPP, RLS e lavoratori, definire azioni correttive e verificarne l’efficacia nel tempo. Questo approccio sposa perfettamente i principi della cultura della prevenzione su cui si fonda il D.Lgs. 81/2008, in cui è prioritaria la proattività, ovvero la gestione della sicurezza in ottica predittiva, in contrapposizione alla reattività, in cui gli interventi avvengono a seguito di eventi avversi.
Nondimeno, la gestione strutturata dei mancati infortuni può incidere positivamente sui rapporti con gli enti di controllo e, in prospettiva, nell’ambito della premialità annuale INAIL.
Come organizzare la gestione dei mancati infortuni
Un sistema di gestione dei mancati infortuni parte da una procedura semplice e chiara di segnalazione, accessibile a tutti i lavoratori, che consenta di registrare rapidamente tutte le informazioni utili, come luogo, dinamica, fattori di rischio e possibili conseguenze evitate. La rapidità di raccolta e la correttezza delle informazioni è una conditio sine qua non per poter ricostruire il contesto e identificare correttamente le cause.
Ogni segnalazione deve poi attivare un processo di analisi strutturata, la definizione condivisa delle misure correttive e la pianificazione di verifiche di efficacia, con eventuale aggiornamento del DVR e delle procedure operative, esattamente come accade per la gestione degli infortuni.
Inserire i near miss nel report degli infortuni, permette anche di poterli discutere nella riunione periodica ex art. 35 e di poter pianificare eventuali investimenti, attività di formazione ed informazione e di individuare correttamente le priorità di intervento.
Il ruolo fondamentale della cultura della prevenzione
La registrazione dei mancati infortuni funziona solo se tutti i membri dell’organizzazione si sentono liberi di segnalare in un clima di fiducia e di responsabilità condivisa. La cosiddetta “no blame culture”, su cui si fondano le procedure di gestione del rischio nell’ambito militare e aeronautico, sposta l’attenzione da chi ha commesso l’errore alla ricerca delle cause all’origine dell’errore.
In un contesto in cui ogni membro non si sente libero di segnalare per timore di colpevolizzazioni, i near miss diventano episodi da nascondere, come “polvere sotto al tappeto” anziché preziosi indicatori.
La leadership aziendale ha un ruolo decisivo: deve promuovere campagne di sensibilizzazione, formare i lavoratori sul significato e l’importanza dei mancati infortuni, incentivare e fornire feedback sulle segnalazioni e mostrare concretamente che dalle segnalazioni derivano miglioramenti reali delle condizioni di lavoro. In questo modo, il nuovo obbligo del DL 159/2025 diventa un’occasione per promuovere una cultura della sicurezza matura e partecipata.
Se necessiti di una consulenza tecnica sulla gestione dei mancati infortuni, contattaci ora.
Davide Castellana | Specialista in Ergonomia
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Martedì 20 gennaio 2026
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